L' Ultimo Ding!
Ciao! Sono un tostapane e mi chiamo Smeg.
O almeno credo: quello è il nome tatuato sulla mia pelle, lucida come l’acciaio.
Sono il tostapane di Luigi e Maria Luisa. Due bellissimi sposini.
Mi hanno scelto tre anni fa, in un negozio di casalinghi. Ho partecipato anche al loro matrimonio: una bellissima festa piena di musica e allegria. Ero appoggiato su un lunghissimo bancone insieme ad altri elettrodomestici. Lì ho conosciuto Moka, una splendida caffettiera, e da allora siamo diventati inseparabili.
Vivo la mia vita in cucina, accanto ai fornelli. Sopra di me, in uno scaffale, dorme Moka. Tutte le mattine ci vediamo: io scricchiolo un po’ quando Maria Luisa inserisce due fette di pane, poi piano piano le scaldo e… ding! le sputo fuori ben tostate e profumate.
Moka si mette sempre a ridere quando lo faccio e gorgoglia sbuffando vapore.
Mi fa impazzire. Adoro questo momento.
Poi, come sempre, arriva Luigi. Li vedo baciarsi, Maria Luisa raccoglie il pane e versa il nettare di Moka nelle tazzine. Si siedono al tavolo di fronte e consumano la loro colazione: pane, burro, marmellata, caffè e tanti sorrisi.
Questo succede tutti i giorni da tre anni a questa parte.
Ma oggi è venerdì. Sono le 7:30. Non è troppo tardi, ma neanche presto. Maria Luisa è in ritardo. La vedo entrare in cucina. Non sorride come sempre. Inserisce il pane nelle mie fessure, ma lo fa in modo strano, violento. Ahi! Mi fai male!
La guardo sorpreso: i suoi occhi sono rossi come le mie resistenze.
Moka, dove è Moka? Di solito arriva prima, ma oggi non la vedo.
Maria Luisa non aspetta nemmeno il mio campanellino. Va verso la porta, sta per uscire quando ecco che arriva Luigi.
«Non fai neanche il caffè?»
Maria Luisa guarda oltre, esce e se ne va. Da lontano la sento borbottare:
«Fattelo da solo!»
«Sai che c’è? Vado al bar!»
…..Ding!
Oggi è sabato. Ho ancora le due fette infilate nella mia schiena. Ieri non ho visto né Luigi né Maria Luisa. Tutto il giorno. In casa ha regnato il silenzio.
Sono le sei e trenta del mattino. La porta di casa si apre ed entra Luigi. So che è lui perché lo vedo passare velocemente davanti all’ingresso della cucina, con i capelli arruffati.
Spero proprio che chiami Maria Luisa e che vengano qui insieme a fare colazione. Quelle due fette di pane rinsecchite mi danno davvero fastidio. Vi prego, venite. Vorrei tanto sapere se Moka si sente bene.
Poi sento dei rumori provenire da lontano. Qualcosa si rompe, un vetro forse.
Maria Luisa urla:
«Sei un bastardo!»
Luigi esce sbattendo la porta.
Poi finalmente arriva Maria Luisa. Ha ancora quegli occhi rossi come il fuoco. Il viso è diverso, i capelli tutti appiccicati.
Vede le fette infilate nella mia schiena. Le lascia lì e si mette a piangere.
Sono preoccupato per Moka. Non la vedo da due giorni. Oggi è domenica e di solito Maria Luisa arriva un po’ più tardi. Ho ancora quelle due fette di pane infilate nelle mie fessure. Cominciano a puzzare.
Ma oggi succede qualcosa di diverso.
Arriva Luigi.
Lo vedo spazzare la cucina, svuotare la lavastoviglie, apparecchiare il tavolo. Poi finalmente mi libera da quelle due maledette schegge. Apre la credenza. Moka è lì. Splendida come sempre. La carica con acqua e caffè. La stringe forte. Troppo forte. Moka si sente oppressa, lo vedo. Poi la mette sul fuoco. Io ricevo le mie due solite fette di pane.
«Buongiorno amore!» dice Luigi.
Maria Luisa entra senza che me ne accorga.
«Amore un cazzo!» Non l’avevo mai sentita parlare così. «Hai rovinato tutto. Pensi di cavartela con una colazione?»
I suoi occhi non sono più rossi e l’espressione mi spaventa. Sento Moka fischiare piano. Luigi si gira. Guarda Maria Luisa. Le prende il braccio. Poi il collo.
«Tu non mi parli così! Io sono tuo marito.»
Maria Luisa gorgoglia, come Moka. Forse le chiede aiuto.
Luigi stringe.
Il fischio di Moka si spegne.
Luigi stringe ancora.
Poi sento un boato.
Moka è esplosa.. Acqua e caffè sono dovunque. Colpiscono il volto di Luigi, le sue spalle. Maria Luisa viene risparmiata. Il suo corpo l’ha protetta. Luigi molla la presa. Maria Luisa scappa. La porta sbatte. Luigi resta a terra, gemendo.
La cucina è un disastro. Con tutti i miei sensi cerco Moka. Non la vedo. Non la sento. Dove sei, Moka?
Ding!