La bistecca impossibile

Era una notte buia e tempestosa.

Eh sì, devo essere sincero.  Se lo scrivi molte volte poi succede per davvero.

Snoopy lo aveva scritto molte volte con la sua Royal Quiet De Luxe.  Anche se in realtà non conosceva il significato di buio e tanto meno di tempestoso.  In fondo un bracchetto in bianco e nero cosa può saperne della vita. È solo uno schizzo di china su un foglio bianco.

Ma oggi no. Per qualche strano magico motivo era rinchiuso nella sua baracca di legno e tremava, sotto tuoni e scrosci. Di mettere la testa fuori neanche a parlarne. 

Che strana novità la coscienza. I suoni non erano scritti: li sentiva. I tuoni gli facevano tremare tutto il corpo, lo scroscio della pioggia rivestiva la sua baracca che fremeva come dovesse crollargli addosso da un momento all’ altro. 

Il buio poi era stranissimo. Non vedeva niente eppure sapeva di esistere. Era come un’assenza.

Ma la cosa più terribile era quella tempesta di strani pruriti, ognuno diverso, alcuni piacevoli, altri no.  Li sentiva soprattutto nel naso e nella bocca. Che confusione. 

Non ebbe neanche il tempo di sorprendersi che la vita, quella vera, cominciò subito. La prima cosa che sentì fu uno strano brusio provenire dal suo stomaco. Subito divenne un borbottio, poi un ruggito.

I beagle, come ben tutti sanno, sono golosi e mangerebbero all’ infinito. Per Snoopy quella era la prima volta. I suoi sensi cominciarono pian piano ad avere significato, capì che gli odori erano vita, potevano condurlo là dove avrebbe potuto calmare quel ruggito. E cominciò a distinguerli. 

Ecco, questo è l’odore del fieno bagnato. Questo invece è strano, sembra l’odore del mio pelo. Che freddo! È bagnato pure quello. Molti di quegli odori provenivano da fuori ed alcuni erano più attraenti di altri. 

La pioggia cessò e pian piano le nuvole si dispersero nell’aria. La luna apparve come luce soave ed il silenzio lo avvolse tra le sue braccia. 

Così per la prima volta nella sua vita sentì l’odore dell’aria fresca ed uscì. 

Meraviglia delle meraviglie, tutto sbrilluccicava e ad ogni passo un odore diverso, il profumo di un’anemone leggero come seta, l’odore del pitosforo, violento quasi offensivo e poi la terra. Irresistibile, piena di misteriosi profumi. Non poteva fare a meno di scavare.

Era tutto così interessante ma quel ruggito…  doveva trovare una bella bistecca pensò, oppure che so, un piatto di caviale e champagne. 

Un uccellino cinguettò, beccò una briciola sul pavimento del viottolo di ingresso e scappò via contento.

Una bistecca?  Che diavolo è una bistecca?  Me l’hanno fatta sognare per così tanto tempo che mi sono convinto di conoscerne il sapore. 

Il viottolo ancora bagnato per la pioggia portava all’ingresso di una piccola villetta. Snoopy appoggiò timidamente la zampa destra. Sentiva la pietra sotto i suoi cuscinetti vellutati, fredda, dura, spiacevole. Non era come camminare sul prato.  Ma in fondo poteva sopportarlo.

Sentiva che quello strano selciato lo avrebbe portato in qualche modo alla bistecca.

Pochi passi e si ritrovò ben presto davanti all’uscio, una grande porta bianca con una piccola porticina incastonata nel legno.  E un odore irresistibile che sgusciava da sotto la fessura della porta. 

Lo stomaco ruggì. La bocca gli si riempì di saliva. Fu colto da una smania primitiva e si tuffò senza pensare contro la porta di ingresso spingendo con violenza lo sportellino.

«Cosa è stato?»  Snoopy era entrato con impeto ed era scivolato sul pavimento di lucido parquet andando a sbattere rovinosamente sulla gamba di un piccolo mobiletto. La piccola abatjour era caduta, la lampadina si era rotta con un pop!

          «Vai a vedere» disse Charlie mentre infilava un succulento boccone di bistecca in bocca «sembra che sia entrato qualcuno» 

Lucy si mosse.

«E’ un cane» disse «ed è anche tutto bagnato.»

Salve ragazzi, sono io, sono Snoopy. Datemi la bistecca vi prego, ho fame. 

«Un cane? Io non ho un cane. Ho solo un gatto.»

Sono io che diamine, sono Snoopy, sono il tuo cane! - quel profumo irresistibile gli faceva sgocciolare bava ovunque.

«Poverino, ha fame» Charlie si era alzato «Prendi le crocchette del gatto»

Le crocchette del gatto!?  Ma sono impazziti?   

Lucy riempì la ciotola fino all’ orlo. Crocchette gourmet al salmone di Norvegia.

«Credi che gli piaceranno?»

No! non mi piacciono. Io odio il salmone! 

Lo stomaco ruggì così forte che gli si rizzarono i peli.  Charlie e Lucy risero «Penso proprio di sì» e tornarono alla loro tavola imbandita.

La fame ebbe la meglio. Mentre tentava di assaporare quell’ ignobile gusto sentì le orecchie cadergli ciondoloni. Il naso umido si seccò. Era un tira e molla. Lo stomaco lo pretendeva, la sua lingua lo rifiutava. 

Si accorse che trattenendo il fiato riusciva a mandare giù un boccone alla volta. 

Il ruggito diminuì, divenne un sussurro. 

Guardò la ciotola vuota e riprese a respirare. 

Fu allora che non poté fare a meno di sentire quel retrogusto stantio di muffa.

Maledetti, erano anche andate a male!